Saint-Jean-de-Luz, 2007

Fino allagosto scorso, Saint-Jean-de-Luz (Donibane Lohizun), rappresentava per me poco più che un cartello autostradale bilingue piantato a pochi chilometri dal confine basco-spagnolo. Soltanto una volta mi ero impegnato a rendere a questa cittadina una parvenza di visita, undici anni or sono nel corso di una mattana invernale: nero uscito con cinque trascurabili fotografie, e quel sospiroso spleen che solo il mare dinverno ti può infondere. Ancor prima, sempre in rotta verso la Spagna ma in primavera, vi ero transitato con un mio carissimo amico (Il prigioniero di Lekeitio) che smaniava di mostrarmi la cosiddetta corniche basque: quindi tutto ciò che avevo ammirato, benché con cispe grosse come asteroidi allestremità delle palpebre e un cattivissimo retrogusto di cetriolo in bocca (ah, i sandwich delle aires francesi…) era attribuibile più a Ciboure e Socoa che a Saint-Jean.
Adesso, invece, Donibane de Luz è un tatuaggio indelebile dai colori luminosi nella mia mente; nonché un raccoglitore pieno di ritratti, i più rilevanti dei quali io ho voluto accomunare in un facsimile di cartolina (in alto).
A voler essere pignoli, lattracco con le imbarcazioni nel riquadro in basso a sinistra e le tre tipiche case basche in alto a destra, imbiancate a calce con la struttura in legno e le imposte di color rosso vivo, rientrano nel comprensorio di Ciboure, ma poiché essa è ritenuta lalter ego di Saint-Jean non state a farvi troppi giochetti mentali. È un ordine della Casa Bianca… di Hendaye.
Forse non molti lo sanno, ma Joseph Maurice Ravel, il compositore francese autore nel 1928 del celeberrimo Bolero (1875-1937), la cui madre, Marie Delouart, era basca mentre il padre era svizzero, nacque proprio a Ciboure al 27 di quai Maurice Ravel. Mary Beach (1919-2006), americana del Connecticut, pittrice, illustratrice, scrittrice e editora di libri alternativi (ha lavorato con monstres sacrés quali William Burroughs, Ed Sanders, Patti Smith e Robert Mapplethorpe), visse a Saint-Jean-de-Luz durante la prima parte della II Guerra Mondiale. E nel 1968 il grande Man Ray dipinse La nuit de Saint-Jean-de-Luz.

Il 29 agosto 2007 Mexia (Maurizio Ferrarotti) scattò la fotografia che funge da retroscena per il suo collage principialista Saint-Jean-de-Luz, 2007: essa raffigura un tratto affollato di Rue Gambetta, lasse commerciale della città. Era pomeriggio inoltrato e aveva appena smesso di piovere. Lartista si sentiva anchilosato per le molte ore di guida, ma nello stesso tempo aveva desiderio di scoprire le meraviglie del posto. Nonché di scattare la sua prima fotografia delle vacanze.

Come simpugna correttamente una macchina fotografica? Innanzi tutto gettate via la sigaretta, che farà tanto reporter dassalto ma vi fa male sia ai polmoni sia agli occhi. Impugnate la fotocamera saldamente con la mano destra ed usate la mano sinistra per sostenere la fotocamera o lobiettivo. Scusi, ma lei lha sempre impugnata così? Stai quieto e ascolta, pischello. Tenete i gomiti ben appoggiati ai fianchi, sia che usiate lapparecchio in orizzontale che in verticale. Premete il pulsante di scatto con delicatezza e con un unico movimento, mai con un gesto brusco e nervoso, come quello che infliggete al pulsante Prog Più o Prog Meno del vostro telecomando ogni qual volta lo schermo dargento vi mostra Al Bano e/o altre Catastrofi V.I.P. In ultimo, tenete sempre la cinghia al collo o avvolta intorno al polso. Io, per me, uso sempre la seconda scelta. Cammino con quella camera nella mano destra che potrebbe pure nascondere una polpetta di amonal e mi sento come dentro a un film di John Woo.

Senza buttare la cicca, Mexia impugnò la camera alla sua poco ortodossa maniera, come volendo baciare delicatamente sulla bocca una donna per la prima volta, per carità sorvoliamo sulla postura dei gomiti, e premette il pulsante di scatto con una ditata nicotinica. Ne scaturì quanto sopra. Saint-Jean-de-Luz dans la pluie.