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>Jack Barron e l’eternità è il titolo del più famoso/infame romanzo di Norman Spinrad, uno scrittore newyorchese che ha fatto della critica ai mass media generalisti la sua bandiera. Messo all’indice dai censori in Inghilterra e, come no, in Italia per il linguaggio esplicito – era il 1969 ma sembrano cronache vittoriane –, Jack Barron e l’eternità narra la storia di uno spregiudicato e cinico conduttore di talk-show televisivi che a poco a poco svela tutto il marcio che c’è dietro una ricerca scientifica governativa sulla perpetuazione della vita umana.
Presi in prestito questo libro dalla “mia” biblioteca più di vent’anni fa e lo trovai fortissimo, un vero innesto cerebrale nella mia corteccia di giovane lettore onnivoro musicomane pazzo di Toro; ma la cruda realtà del terzo millennio ha perfino superato la fantasia mescalinica di quel biondiccio mensch del Bronx che nel tempo presente, svariati romanzi e trip allucinogeni e sfratti (eh sì) dopo quella folgorante e controversa pubblicazione, vive e lavora a Parigi senza aver perso un solo grammo della sua vis polemica.
Simone Barone, alias Simon Barron, è un calciatore italiano, centrocampista di ruolo. Campione del Mondo nel 2006 con la brava nonché culosa (ma guai a dirlo, rischi la scomunica) Italia di Marcello Lippi, nell’estate dello stesso anno è passato dal Palermo al Torino. Finora ha deluso profondamente le aspettative dei supporter granata. Gioca quasi sempre a ritmi da partitella amatoriale: non un lampo, non un’idea proficua. È così poco reattivo che talvolta pare addirittura sedato col bromazepam.
Sarà anche vero che a Palermo poteva giovarsi della vicinanza del signor Eugenio Corini, uno dei giocatori italiani più sottovalutati degli ultimi vent’anni, se non di sempre. Ma un giocatore che si rispetti deve ben sapersi reggere le mutande da solo, nevvero? E pensare che negli spensierati anni Ottanta storcevo la canappia dinanzi alle sgroppate sbilenche di Klaus Berggreen: averlo adesso... per di più segnava. Non molto, ma segnava. Domenica il commentatore di Mediaset Premium ha avuto il coraggio, o l’inettitudine semantica, o il pietismo di definire “sgroppata” una corsetta di Pancaro dal limite dell’area granata fino a metà campo! Non sapevo se ridere, piangere o scagliare un soprammobile contro il televisore: c’è mancato pochissimo che mettessi in pratica l’ultima opzione.
Concludendo, che diavolo succede a Simon Barron? (e a tutto il Toro, aggiungerei) Ha problemi coniugali, esistenziali, scatologici o è l’ennesimo giocatore sopravvalutato del calcio moderno? Oppure è in atto una cospirazione rigatina contro i nuovi acquisti granata, mediante un filtro d’imbrocchimento rapido somministrato loro da addetti al campo o sgallettate discotecare compiacenti?
La verità, la mia personale verità di creatura mortale e tifoso granata trentennale, è che mi sono stancato di aspettarlo.
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Ho riesumato quest’articolo dell’anno scorso, originariamente intitolato Simon Barron e l’eternità passata ad aspettarlo, principalmente per questo motivo: ieri pomeriggio ho trovato e senza indugio acquistato alla Fnac delle Gru Jack Barron Show, ristampa in edizione tascabile del capolavoro di Spinrad a cura di Ucci Ucci Fanucci. Naturellement il titolo del romanzo è stato furbescamente attualizzato, ma no pasa nada.
Per quanto riguarda Simon Barron, affermerei che si sta riprendendo dalla letargia indisponente della scorsa stagione, anche se da un giocatore coi suoi trascorsi (e col suo stipendio) è sempre lecito attendersi quel quid in più. Ed Eugenio Corini indossa la maglia granata: narrativa d’anticipazione…
Cosa ho fatto a Capodanno? Cena e brindisi coi miei, poi qualche birra bevuta tra Retrò, Fratelli Marx e Fluido, in cui peraltro non ho messo piede poiché essendo strapieno i seguratas facevano entrare la gente a scaglioni e io di aspettare al freddo non c’avevo zucca, scusate ma ho quarantadue anni suonati e dei rituali pastorali da disco-bar ne ho davvero pieni gli zebedei, più che mai sottozero, o mi fanno entrare subito o ciccia: in effetti, me ne sono tornato alla maison (erano le sei del mattino, mica male!) ascoltando Armed Forces di Elvis Costello a palla, altro che deep house. Y ahora a por el 2008! Posted 04/01/2008 h 02.00 p.m., CET.


>Nel taxi che lo restituiva alla sua vecchia stanza d’albergo, Juanito pensò alla vita di coloro che sono costretti a guardare le ombre, i simulacri proiettati dal vero mondo. In un certo modo, tutto era come una grande metafora platonica, con milioni di individui condannati a ricevere sulle proprie retine le immagini di un mondo canterino e colorato, le fragranze, gli echi, il piacere e l’armonia.>

>Mi guardavo intorno e mi vedevo circondato di morti viventi. Dovevo trattare con essi tutti i maledetti giorni. Sono quelli che ogni fine settimana leggono nei supplementi domenicali come devono essere le loro vite.>


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