Posted 08/04/2008 h 02.00 p.m., CET. A grandissima richiesta
– per via posta elettronica e perfino allo stadio – ripropongo a puntate
(due la settimana), riveduto e ampliato nonché corredato di fotografie,
Ultimo Stadio, il
mio sfortunatissimo roman à clef (ossia un romanzo che si occupa
di eventi realmente accaduti celandoli però dietro una facciata di finzione,
nel caso specifico molto sottile, in pratica una membrana osmotica)
un tempo disponibile per la lettura su questo sito col titolo Il
Ragazzo della Maratona. Sempre alla faccia di quei cabinotti postmoderni
che un anno e mezzo fa davanti alla sede di Grp pigliai a fare del sarcasmo
da chiosco delle bibite sulla spropositata quantità di libri scritti
sul Toro. Il passatismo sarà controproducente, ma peggio ancora, potenzialmente
catastrofica, è la negazione talebana del passato. Un popolo senza passato
non ha futuro. E allora forza Toro ieri, oggi e domani! Comunque vada.
>Dopo
il concerto degli Heartbeat City camminarono scalzi fino al bagnasciuga.
Si sedettero e, accompagnati dal rumore delle onde, cominciarono a parlare.
Dopo qualche minuto, lei gli prese delicatamente la mano e gli domandò:
“Ric, quando ti daranno un programma in televisione?”
“Un programma in televisione?” domandò lui, perplesso.
“Sì, uno show… spettacoli di varietà, reality, interviste… sai. Quelle
cose.”
“Perché me lo domandì?”
“Mi piacerebbe presentare un programma per bambini” replicò lei.
Ricky inghiottì saliva. In certo modo, quello gli pareva un eccesso
di confidenza. Si conoscevano appena e lei già osava chiedergli dei
favori.
“Vedrò quello che posso fare, ma… a che viene tutto questo?” aggiunse
Ocasek. Candy-O abbassò lo sguardo. “Hai bisogno di soldi?” domandò
Ric. “È così? Dimmi… io posso dartene.”
“Ehm… N-non volevo… davvero non volevo raccontartelo… Vedi, ho un problema…
un problema familiare… Mio nipote ha una malattia… Stavo pensando di
lasciare il corpo di ballo, tornare a Pittsburgh per aiutare mia sorella.”
“Tornare a Pittsburgh ?” domandò Ric spaventato.
Si fece un silenzio. Un carosello di emozioni lo colpì a tradimento.
Non poteva perderla.
“Pittsburgh? E perché non Manhattan? Io ho amici. Là ci sono buoni medici.
Medici ebrei, sai” rispose con ansietà.
Alicia manteneva lo sguardo fisso al suolo.
“Che malattia ha?” domandò lui.
“Ha un nome… un nome un po’ strano… ehm… Uno di questi nomi tedeschi.
Werner, Netzer… Non lo ricordo adesso... So solo che la brezza del mare
l’allevia molto.”
Ormai all’alba, Candy-O – che aveva bevuto come una cosacca – si mostrò
un po’ più affettuosa e vicina. Pure Ric gli aprì il suo cuore.
“Sai?” disse lui un po’ brillo. “Anch’io ho problemi. Il mio matrimonio
è una merda.”
Immediatamente, lei lo baciò. Poi cercò di nuovo la sua patta e in un
baleno spremette l’insoddisfatto decano. Alcune gocce sparse caddero
sulla mano di Candy-O. Prima di cadere addormentato sulla sabbia umida,
il professor Ocasek riuscì a dire:
“Ti amo.”
Candy-O gli diede un bacio sulla fronte e si pulì la mano con un kleenex.>
>Zeljko
Kalac 1. “Ho avuto un impatto strano con l’Italia. Arrivato a Perugina
mi presentarono un allenatore toscano. Parlava e non capivo niente.
Mi ero convinto che avesse dei problemi perché non pronunciava mai la
c.”>
Eh eh eh.
>Zeljko
Kalac 2. “Sono entrato in un’agenzia ippica per seguire una corsa
e subito mi sono ritrovato davanti a un tifoso che mi chiedeva con insistenza
quanto sarebbe finita una partita della Reggina. ‘Metti il risultato
che vuoi e lasciami in pace’, gli ripetevo. Non so se i fatti sono collegati,
ma qualche tempo dopo ho saputo che mi avevano fatto una foto e l’avevano
mandata a un giornale.”>
I tempi sono cambiati decisamente in peggio. Ricordo che Roberto Policano
si bruciava milioni di lire nell’agenzia ippica di Via Tolmino qui a
Torino, ma nessuno l’ha mai coinvolto in alcunché. Forse perché chiunque
si fosse azzardato a farlo il mitico Rambo l’avrebbe asfaltato come
tutti i malcapitati che osavano affrontarlo sulla fascia sinistra.
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Ferrarotti.
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