maurizioferrarotti.com
 
Posted 08/04/2008 h 02.00 p.m., CET. A grandissima richiesta – per via posta elettronica e perfino allo stadio – ripropongo a puntate (due la settimana), riveduto e ampliato nonché corredato di fotografie, Ultimo Stadio, il mio sfortunatissimo roman à clef (ossia un romanzo che si occupa di eventi realmente accaduti celandoli però dietro una facciata di finzione, nel caso specifico molto sottile, in pratica una membrana osmotica) un tempo disponibile per la lettura su questo sito col titolo Il Ragazzo della Maratona. Sempre alla faccia di quei cabinotti postmoderni che un anno e mezzo fa davanti alla sede di Grp pigliai a fare del sarcasmo da chiosco delle bibite sulla spropositata quantità di libri scritti sul Toro. Il passatismo sarà controproducente, ma peggio ancora, potenzialmente catastrofica, è la negazione talebana del passato. Un popolo senza passato non ha futuro. E allora forza Toro ieri, oggi e domani! Comunque vada.


Il mio corpo contro il carovita.>Dopo il concerto degli Heartbeat City camminarono scalzi fino al bagnasciuga. Si sedettero e, accompagnati dal rumore delle onde, cominciarono a parlare. Dopo qualche minuto, lei gli prese delicatamente la mano e gli domandò:
“Ric, quando ti daranno un programma in televisione?”
“Un programma in televisione?” domandò lui, perplesso.
“Sì, uno show… spettacoli di varietà, reality, interviste… sai. Quelle cose.”
“Perché me lo domandì?”
“Mi piacerebbe presentare un programma per bambini” replicò lei.
Ricky inghiottì saliva. In certo modo, quello gli pareva un eccesso di confidenza. Si conoscevano appena e lei già osava chiedergli dei favori.
“Vedrò quello che posso fare, ma… a che viene tutto questo?” aggiunse Ocasek. Candy-O abbassò lo sguardo. “Hai bisogno di soldi?” domandò Ric. “È così? Dimmi… io posso dartene.”
“Ehm… N-non volevo… davvero non volevo raccontartelo… Vedi, ho un problema… un problema familiare… Mio nipote ha una malattia… Stavo pensando di lasciare il corpo di ballo, tornare a Pittsburgh per aiutare mia sorella.”
“Tornare a Pittsburgh ?” domandò Ric spaventato.
Si fece un silenzio. Un carosello di emozioni lo colpì a tradimento. Non poteva perderla.
“Pittsburgh? E perché non Manhattan? Io ho amici. Là ci sono buoni medici. Medici ebrei, sai” rispose con ansietà.
Alicia manteneva lo sguardo fisso al suolo.
“Che malattia ha?” domandò lui.
“Ha un nome… un nome un po’ strano… ehm… Uno di questi nomi tedeschi. Werner, Netzer… Non lo ricordo adesso... So solo che la brezza del mare l’allevia molto.”
Ormai all’alba, Candy-O – che aveva bevuto come una cosacca – si mostrò un po’ più affettuosa e vicina. Pure Ric gli aprì il suo cuore.
“Sai?” disse lui un po’ brillo. “Anch’io ho problemi. Il mio matrimonio è una merda.”
Immediatamente, lei lo baciò. Poi cercò di nuovo la sua patta e in un baleno spremette l’insoddisfatto decano. Alcune gocce sparse caddero sulla mano di Candy-O. Prima di cadere addormentato sulla sabbia umida, il professor Ocasek riuscì a dire:
“Ti amo.”
Candy-O gli diede un bacio sulla fronte e si pulì la mano con un kleenex.
>


>Zeljko Kalac 1. “Ho avuto un impatto strano con l’Italia. Arrivato a Perugina mi presentarono un allenatore toscano. Parlava e non capivo niente. Mi ero convinto che avesse dei problemi perché non pronunciava mai la c.”>

Eh eh eh.

>Zeljko Kalac 2. “Sono entrato in un’agenzia ippica per seguire una corsa e subito mi sono ritrovato davanti a un tifoso che mi chiedeva con insistenza quanto sarebbe finita una partita della Reggina. ‘Metti il risultato che vuoi e lasciami in pace’, gli ripetevo. Non so se i fatti sono collegati, ma qualche tempo dopo ho saputo che mi avevano fatto una foto e l’avevano mandata a un giornale.”>

I tempi sono cambiati decisamente in peggio. Ricordo che Roberto Policano si bruciava milioni di lire nell’agenzia ippica di Via Tolmino qui a Torino, ma nessuno l’ha mai coinvolto in alcunché. Forse perché chiunque si fosse azzardato a farlo il mitico Rambo l’avrebbe asfaltato come tutti i malcapitati che osavano affrontarlo sulla fascia sinistra.


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