Posted 10/06/2008 h 11.00 a.m., CET. Kings of Oblivion dei Pink Fairies è uno dei più recensiti in rete tra i dischi rock cosiddetti “di culto”. Il motivo? È un album fantastico, rock’n’roll d’acciaio che fa volare l’immaginazione oltre i limiti dell’atmosfera terrestre. Molti lo giudicano molto diverso o addirittura inferiore ai due precedenti sforzi della band, il post-psichedelico Never Never Land e il debordante (strumentalmente parlando) What a Bunch of Sweeties, ma in verità Kings of Oblivion è il “punto caldo” dove l’attitudine freak-anarcoide delle Fatine Rosa di Ladbroke Grove si concilia finalmente con la così chiamata forma-canzone. E che canzoni…
City Kids. Ovvero, del come ti prendo Lookin’ At You degli MC5 e Long Way To Go di Alice Cooper e fondendole in un crogiolo londinese ti creo un prototipo dei Motörhead (e dei Damned): travolgente.
I Wish I Was a Girl. Poema epico-rock con fortissime influenze Who e Mott The Hoople… e un’orgia finale di sovraincisioni chitarristiche Made in Larry Wallis che, datemi pure del vaneggiatore, preconizza Marquee Moon dei Television! Eccellente altresì la performance al basso di Duncan Sanderson.
When’s The Fun Begin. Sintesi oppiacea di I Can See For Miles, Penetration e White Rabbit. Le citazioni musicali sono sintomi d’amore psichedelico cui veramente non possiamo rinunciare.
Chromium Plating. Un boogie-bolero innervato d’assoli zigzaganti, a un tiro di carabina dai Grand Funk Railroad. Di sé ama dire che alla chitarra gli piace essere come una tempesta…
Raceway. I Ventures incontrano Davie Allan & Arrows sul sedile di una Harley Davidson rombante sulla Highway 101 col pieno d’anfetamina liquida. Il doppio assolo di Larry Wallis è spaziale. Domanda: chi preferite fra lui e Paul Rudolph? Risposta del Pelotaritorino: entrambi. Non basta uno qualunque per fare del qualunquismo, disse un giorno il mitico Trap…
Chambermaid. Questo sì che è raw power! Riff affilato di pura marca Keith Richards-James Williamson, tonitruante sezione ritmica, coretti stillanti depravazione: proto-punk, signore e signori. Tutto il resto è noia.
Street Urchins. Spumeggiante concentrato di linfa Mott-esque. One of The Boys in salsa bernese mescalinizzata. Lazza Wallis interpreta Mick Ralphs con debosciata diligenza. Russel Hunter è un implacabile metronomo coi capelli a pino marittimo. Se ancora non ve ne siete accorti, adoro i Mott The Hoople: per me (anche per Joe Strummer) erano il gruppo più punk del glam-rock britannico. Andate ad ascoltarvi, per l’appunto, One of The Boys, Violence, The Crash Street Kidds…
Ma in un modo o nell’altro procuratevi anche questi drogatissimi Signori dell’Oblio. Non potete farne a meno, non fosse per altra ragione che è l’unico disco nella storia del rock’n’roll con un aforisma di Jean Cocteau stampato sul retrocopertina: “Noi serviamo solamente come un modello per il ritratto della nostra fama.” Grande.
Fratelli di virus granata delusi dal braccino corto di Cairo e altri sconforti, rifatevi gli occhi e il palato con questo golazo di Gabriel Hauche detto El Demonio, 21 anni, 1.68 x 71 kg di puro talento. Non aggiungo altro: a buon intenditor, poche parole.
Lo shaolin è una disciplina di cui si basa sulla sola forza del pensiero con la quale questi monaci-guerrieri-acrobati riescono a sopportare cose stupentemente straordinarie. Il vostro Mago Gadan recentemente si è portato a un loro spettacolo dove i caolini sono accompagnati dalla musica suonata dalla piccola orchestra Ying giustamente Yang, voialtri certamente sapete cosa possibilmente sono queste due stupentissime cose orientali. Gli straulini grazie al wushu, ovvero una vera propria consapevolezza del corpo raggiunta con un treinin che miscela come una delle mie pozioni magiche gli antamenti del buddismo alla disciplina del quartiere Zen, sono capaci di farsi frantumeggiare una mazza di legno sulla schiena e spezzare sbarre di ferro sulla testa. Dice perché, perché sono asceti ma giustamente anche un po’ infernali. Per la sacro e santa verità, lo spettacolo non si basa soltanto sugli strambini, ma affianca anche la discipilina Wudang: se il primo è nato nell’omonimo monasterolo della stupenta zona rogena di Henan, a circa 600 chilometri a sud dell’antamento pechinese, viceversa il secondo ricava il nome dalle montagne Wudang, di cui i monasteri isolati invitano a riflettere sulle invocazioni o viceversa legamenti. Ora io ho apprezzato veramente propprio questo sciouv, ma se devo spezzare un manico da piccone ricorro a codesta invocazione:
Ricorro a te potentissimo supremo pattre celeste, io, il piu misero degli esseri viventi creati dinnanzi a questa suprema maestà, affinché tu puoi distruggere stu manico di legno col tuo potente amore, di cui ti lamenti ma di che ti lamenti pigghia u bastone e tira fuori i denti. Amen.
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