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14/01/2008 h 10.25 a.m., CET. Secondo l’antica geomanzia cinese
del feng shui (vento e acqua), che in linea di principio insegna
come disporre la casa e l’arredamento per avere fortuna nella vita,
i piedi del letto non devono essere rivolti verso l’ingresso della camera
perché porta sfiga, la porta deve essere visibile stando sdraiati per
poter dormire tranquilli. Per la cronaca, i piedi del mio letto sono
rivolti verso l’ingresso della camera ma stando sdraiato vedo maniglia,
battente e pannello: basterà a non farmi centrare da una meteora o da
un blocco di urina aliena ghiacciata scaricato dal cesso di un disco
volante proxiano la prossima volta che m’immetterò nella Torino-Piacenza?
Nel dubbio, l’altro giorno al parco durante la mia rugginosa prima sessione
di pallamuro dell’anno ho pestato una stupenda benaugurale merda, persino
più pletorica di quella immortalata nella mia semiseria videodenuncia
scatologica I Don’t Wanna
Be Your Dog. Be’, recisamente più seria che semi: oltre che
nel parco ripreso nel mio clip (il solito posto dove sto iniziando a
rompermi di andare, cercasi muro nuovo possibilmente più alto, se me
lo trovate vi offro tre litri di birra!), salvo la ampiamente segnalata
ma sottoutilizzata zona cani, basta farsi un giro per i
tutti marciapiedi di questo quartiere, disseminati di deiezioni brancusiane.
Un’indecenza a cielo aperto, indegna di qualsiasi luogo che si ritenga
civilizzato.
Perché la gente è diventata così schifosamente coprofilica? Vi piacerebbe
se qualcuno vi defecasse ogni giorno sullo zerbino di casa, che vostra
moglie/marito fosse composta/o di cibo per cani? La vostra cos’è, un
sottocaso di rivolta contro l’apparat, sul tipo: Vaffanculo,
dato che i politici se ne fregano di me, io me ne frego di tutto quanto
e faccio cagare il mio pastore belga dove stracazzo mi pare? Siete
soltanto dei patetici frustrati sporcaccioni, e non vorrei essere le
vostre mutande neanche per un milione di euro. Diciamo tre.
Jump-cut! Mala hostia. Chiamatemi pure il collezionista di rancori,
con tutti i sassolini di Marte da levarsi dalle scarpe. Tempo fa regalai
una copia di Davanti Superga (è l’ultima volta che parlo di ’sto
libro, giurooo!) a un noto scrittore-giornalista torinese, aspettandomi
in cambio una recensione (poiché costui recensisce cani e porci, pensai,
recensirà anche il mio libercolo sul suo giornale); ma il tizio la critica
me la fece a voce con una cervogia in mano in una specie di Peach Pit
per artistoidi dove forse è meglio che non mi faccia più vedere, e che
critica: Hai un buon piglio narrativo, ma, sai, io ho letto tanti
libri, sicché per quanto riguarda lo stile proprio non ci siamo.
Io incassai da buon peso welter, però dentro di me ribollivo: Ma
chi cazzo si crede d’essere questo qui, Damon Knight? Ha sviolinato
delle boiate epocali soltanto perché scritte da gente più in vista di
me. Tipo… lasciamo stare. Sono cerchie settarie e nonniste, veri
e propri cartelli della culturina (o della cocaltura, se vi suona più
figo), si lodano l’un l’altro (ma in linea di massima è tutta scena
da piemontesi falsi e cortesi) e osteggiano gli outsider: conosco musicisti
e documentaristi che sono stati messi al bando solamente
perché non avvezzi ai salamelecchi.
In ogni modo, venerdì mattina mi capita sott’occhio un suo articolo.
Dove leggo: …bla bla bla bla la sciena indie. Eh
eh eh eh. E dài, non attaccarti a un refuso, direte voi. Invece sì che
mi ci attacco, e come una mignatta, pure: non sarò un raffinato della
penna (sono il primo ad ammetterlo, nondimeno lavoro parecchio per migliorarmi
poiché sono fermamente convinto della necessità di una grammatica perfetta),
ma neppure una scamorza. E soprattutto, rivedo sempre ogni mio scritto
da cima a fondo col correttore ortografico-grammaticale. Prendi questo
e porta a casa.
>Dài, José, c’è qualcosa
di più patetico di un comunista milionario che tenta di giustificarsi?
Sì, quelli che al riparo della rivoluzione borghese del ’68 facevano
sit-in per chiedere la legalizzazione della marijuana, la non entrata
nella NATO e poi, trent’anni dopo, bombardarono la Yugoslavia.>
E più in là tentarono scalate alle banche italiane e fecero rimuovere
giudici scomodi che indagavano su di loro. Amen.
Qualche appunto calcistico. Mesi fa quel mostruoso individuo con mezzo
cognome di un grande pittore italiano che imperversa nei bar sport televisivi
di terz’ordine aveva definito Alexande Pato una foca ammaestrata. Domenica
sera il campioncino brasiliano ha esordito con botto. Lo stronzone è
servito. Non gli rimane che masturbarsi davanti a una foto di Giovinco.
Per quanto concerne invece il Toro, mi pare che le contestazioni di
ieri dei tifosi abbiano definitivamente stracciato la cambiale in bianco
che Cairo aveva firmato col granatismo. E adesso cacci per davvero la
grana, o quantomeno la smetta definitivamente di comprare giocatori
in prepensionamento o mediocri comprimari spacciati per campioni: vogliamo
Vailatti, Motta, Malonga, Zanetti, Bottone tutti insieme in campo dal
primo minuto!
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Ferrarotti.
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