maurizioferrarotti.com
 
Mi piacciono molto le lettere del mio alfabeto...Posted 16/10/2007 h 17.50 p.m., CET. Non so dove andrò, né chi o cosa diventerò. Ma ho una certezza, l’unica: che in questo mondo, in questa vita, ogni risposta ottenuta schiude un fiore in cui ogni petalo corrisponde a una domanda.
Ieri sera mi sono ficcato sotto la trapunta alle undici e mezzo, ma poiché stentavo a prendere sonno ho ripreso in mano Lo scafandro e la farfalla di Jean-Dominique Bauby, riconsiderandolo sotto un’ottica radicalmente diversa rispetto all’epoca in cui lo acquistai, otto anni fa
diciamo la mia recentemente acquisita familiarità con gli acronimi concernenti le sindromi cerebro-vascolari: due autunni or sono mio padre fu colpito da un T.I.A. (Transient Ischemic Attack, per gli anglofobi attacco ischemico transitorio), per buona sorte sua e nostra non esiziale come la L.I.S. (Locked In Syndrome) che rinchiuse (locked, per l’appunto) l’allora caporedattore di Elle in uno “scafandro da palombaro”. Qui devo necessariamente toccare ferro, legno, cornetti, pentacoli protettivi e, come no!, i miei preziosi attributi. Sgrat sgrat.
“In parole edibili, suo padre ha avuto un ictus”, mi comunicò l’occhialuta neurologa del Pronto Soccorso delle Molinette irradiando la sensibilità e l’empatia di una cassiera da ipermercato, mentre appresso il mio sventurato procreatore dava in escandescenze sulla barella perché non voleva essere ricoverato seppur temporaneamente in un reparto di cui aveva orridi ricordi risalenti ai tempi pre e post trapianto del suo fegato: già che c’era costei poteva puntualizzare soltanto un ictus, robetta da tutti i giorni insomma, che vuoi che siano un paio di milioni di neuroni necrotizzati! Fra una ventina d’anni o anche meno queste sciocchezzuole si guariranno tramite un dendrimero staminale, o qualche altra diavoleria nanotecnologica: nel frattempo, beccatevi le caposala meridionali sistemate a calci nel sedere dai sindacati. E le flebo mal montate da infermiere fagnane similmente raccomandate, alla faccia della meritocrazia. E le radiografie di qualcun altro quando siete dimessi. È capitato l’anno scorso sempre al mio babbo, cui furono rifilate le lastre di un cyborg di sesso femminile di San Giorio che era stato investito da un romeno ubriaco, tanto per cambiare. “Come avrà notato, sono tutta placche al titanio! Potevano prendermi come comparsa per quel film di fantascienza, Io Robot” , mi commentò al telefono la signora con raro umorismo wisecrackin’.
Lo scafandro e la farfalla è un libro sarcastico e struggente, indimenticabile. Io però vorrei anche vedere il film che Julian Schnabel ne ha tratto, guadagnandosi il premio per la migliore regia al Festival di Cannes 2007. Foss’anche un fiasco artistico (figuriamoci, le recensioni sono quasi unanimemente ottime, per quel che frega al sottoscritto dei critici d’arte...) ci andrei comunque per vedere Marie-Josée Croze, accattivante attrice franco-canadese che in Le invasioni barbariche mi rapì il cuore e le gonadi interpretando con finezza e intensità una correttrice di bozze tossicomane (!!!), laddove in Lo scafandro e la farfalla ricopre il ruolo dell’ortofonista: “Per il mio compleanno, Sandrine è riuscita a farmi pronunciare l’alfabeto in modo comprensibile. Non mi poteva fare un regalo più bello. Ho sentito le ventisei lettere strappate dal nulla attraverso una voce rauca venuta dalla notte dei tempi.”
Due petali: questo film deve essere ancora dato al cinema, oppure vi è già passato come l’acqua altissima purissima e levissima? Se la risposta al secondo quesito è sì, allora c.o.m.e. d.i.a.m.i.n.e. h.o. f.a.t.t.o. a p.e.r.d.e.r.m.e.l.o? Chiedo umilmente aiuto al popolo internauta.


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