maurizioferrarotti.com
 
Posted 17/01/2008 h 10.00 a.m., CET. Forse perché la stimolazione di un arto poco utilizzato (nel caso particolare, il mio braccio sinistro a pala-pelota goma) influisce positivamente sul funzionamento del cervello, sento le mie sinapsi sfavillare come non mai. Conseguentemente, ho ripreso in mano A clockwork orange (ed. in lingua originale della Penguin) e, a differenza di quando lo lessi per la prima volta (avendo già visto il film almeno una ventina di volte, perfino in spagnolo: el dulce sacaymete…), sto entrando in sintonia con la straordinaria invenzione linguistica di quell’autentico gigante della scrittura che fu Anthony Burgess: il nadsat. Ora, per farvi vedere quanto io sia capace ancorché sottovalutato come traduttore, ve ne trascriverò un passo che trovo particolarmente impactante:

>Ma il povero vecchio Dim alzò gli occhi alle stelle e ai pianeti e alla luna con la bocca spalancata come un bambino che non aveva mai sguardeggiato tali cose prima d’ora, e disse: “Cosa c’è su di esse, mi domando. Cosa ci potrebbe essere lassù su cose così?“
Io (Alex) gli diedi uno spintone, dicendo: “E dài, bastardo fetuso che sei. Pensa a te non a loro. Molto probabilmente ci sarà vita come quaggiù, con certuni che vengono affettati e altri che affettano. E ora, con la notte ancora pischella, lasciamoci filar via, O miei fratelli.”
Gli altri se la ghignarono, ma il povero vecchio Dim mi sguardeggiò serio, poi su di nuovo alle stelle e la luna. Così ce ne andammo per la nostra strada giù per il vicolo, con la mondovisione blueggiando su entrambi i lati.
>

Altri mondi ultra-violenti come la Terra, altri Alex rubando violentando e uccidendo per mero divertimento, altri Stati condizionando gli individui a essere innocui, altre moltitudini rimbecillite di televisione. Un pensiero terrifico, ma date le possibilità incommensurabili di quel minestrone quantico che noi chiamiamo universo, niente affatto infondato.

Scrivo queste cose ascoltando i Thin Lizzy. C’è una forte controversia in atto nella rete riguardante Live & Dangerous, il loro celeberrimo disco “dal vivo” del 1978 che in tempi recenti si è saputo essere stato ampiamente rimaneggiato in studio dal produttore Tony Visconti:
“Phil Lynott mi chiese di ritoccargli alcune parti vocali e rinforzare i cori, cosa abbastanza normale poiché nei concerti dal vivo i microfoni sono spesso affetti dai disturbi più disparati e gli strumentisti coristi presi dalle proprie dita talvolta si mangiano le parole, ma il risultato fu talmente positivo che egli decise di ricantare tutte le canzoni; avendo notato nello stesso tempo l’assenza di alcune note di basso, volle registrare di nuovo anche quelle e in seguito tutto il suo strumento. Dopodiché mi si presentarono pure Scott Gorham e Brian Robertson esprimendo il desiderio di reincidere tutte le loro parti chitarristiche. A quel punto mi fu chiaro che ciò che sarebbe uscito da quello studio ben difficilmente si sarebbe potuto considerare un vero live: alla fin fine, l’unico che non mi chiese di modificare le sue parti fu il batterista Brian Downey.” Questo è quanto ricorda Visconti nel suo sito personale.
Questo è proprio il genere di storie che ti fa scadere un mito del rock. Poche balle, se sei grande su disco devi esserlo anche dal vivo, magari meno lambiccato ma elettrizzante e appassionato come una tempesta. Prendete a esempio The Blow Up dei Television: come scrivono giustamente Robert Christgau e John Piccarella nelle note interne alla preziosa cassetta della ROIR, “I Television non erano particolarmente precisi o virtuosi sul palco; Richard Lloyd poteva steccare note, Billy Ficca arrischiare battute e Verlaine semplicemente perdersi (vocalmente), ma ciò che Tom Verlaine plasmava e controllava su disco era esattamente ciò che esplodeva di fronte al pubblico.” Ascoltare Little Johnny Jewel, lì offerta in una versione spaziale, per credere: e niente overdubs.

Ma il mio amore per i Thin Lizzy è troppo grande per rivoltarlo in odio, come mi è successo per i Kiss e il loro Alive! taroccato oltremisura. Cosicché a tempo perso ho indagato nella rete mondocollegante, scovando un concerto dei Lizzies tenuto al Tower Theater di Filadelfia, PA, il 26 ottobre 1977 nell’ambito del Bad Reputation Tour (http://concerts.wolfgangsvault.com). Ora, dopo aver confrontato questa registrazione con il live ufficiale, brano per brano (ossia, nei brani che esse hanno in comune, cioè quasi tutti), io mi domando: c’era davvero necessità di fare tutto quel casotto di overdubbing? Io, personalmente, nel concerto di Filadelfia ho captato soltanto qualche errore veniale qua e là: una momentanea “distrazione” di Gorham al minuto 2:56 di Cowboy Song, un’entrata di wah-wah Made in Robertson un po’ sghemba a 0:12 di Jailbreak… venialità, per l’appunto, nel complesso di una performance micidiale, raw and alive, classicamente Thin Lizzy, con duetti stratosferici fra i due chitarristi e un Lynott accalorato e poetico, anima soul al kevlar. R.I.P.
In definitiva, è Live & Dangerous la conseguenza di un blackout nell’autostima di questa straordinaria band britannica? Può darsi: eppure esso, almeno per quanto mi riguarda, fu assolutamente ingiustificato. Ascoltate Live at Leeds: là c’è una band, gli Who, perfettamente consapevole dei propri limiti musicali ma intrepida, cosicché l’intero risulta fantasticamente superiore alla somma delle parti, senza bisogno di post-diavolerie al mixer.
Una cosa è certa: chi più chi meno, siamo tutti vittime del sovraccarico d’informazione. Sinceramente prima di connettermi a questa nervatura elettronica globale io manco sapevo che Live & Dangerous e Kiss Alive! fossero zibaldoni da studio di registrazione o presunti tali, né che Iggy Pop avesse spogliato Soldier di ogni parte solista di Steve New perché gli stava sulle scatole, e così via. Per me erano, e rimangono, grandi dischi rock, perlomeno L&D e il Soldato, che mi ha sempre frullato le gonadi proprio per quel suo suono spoglio. E con Alive! ci sono cresciuto, che volete che vi dica.
Insomma, sapere molto fa certamente bene, ma sapere troppo rischia d’obnubilare il soggettivismo: se i Thin Lizzy vi piacciono, ascoltateli e sbattetevene i marroni di quel che si scrive nei forum. Seguite il vostro ritmo interiore. E navigate di meno. Ciò vale pure per il sottoscritto.


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