maurizioferrarotti.com
 
Blow me, politician!Posted 21/04/2008 h 02.00 p.m., CET. Pitch black & depressed per l’ennesima dimostrazione d’impotenza del mio Toro, ma anche smanioso di recuperare una certa levità mentale, mi sono astenuto da qualsiasi telegiornale e quotidiano, specialmente la faziosa nonché sempre più grossolana La Stampa, per un’intera settimana. Chiamatela pure disintossicazione dai mediacei, o rebirthing anti-omologazione. Per la verità non è un’idea nuova o particolarmente originale: quando vado in vacanza all’estero (a partire dall’estate del 1986 sono sempre andato in vacanza all’estero) mi doso la televisione – ammesso che l’abbia in camera – col contagocce e leggo i giornali solamente per praticare la lingua locale.
Il risultato è che sto da dio greco. Scrivo queste robe ascoltando Damaged dei Black Flag e mi sento come fossi ringiovanito di vent’anni. Dopo tutto, cos’è oggigiorno l’informazione generalista? Piaggeria, autoreferenzialità, voyeurismo e imperizia. L’imparzialità è morta e tumulata. Si sacralizzano i puttanoni, i cretini, i cafonazzi e gli arrampicatori sociali. Si spettacolarizza tutto, perfino i processi, che in pratica ormai si svolgono alla tele ancor prima che nelle aule giudiziarie. Se neppure l’ultimo governo Prodi è riuscito (deliberatamente?) a riordinare una volta per tutte in maniera decente il nostro anomalo sistema radio-televisivo, figuriamoci se lo farà il terzo governo Berlusconi. Ha ha ha ha, tutt’altro… saremo soffocati dalla consueta ipertrofia di nazional-populismo (i rifiuti di Napoli e i patemi in fin di mese delle famiglie sono già spariti dai telegiornali…) Noi che remiamo controcorrente abbiamo soltanto più una scelta in questo paese subnormale incapace di evolversi: preservare la nostra integrità fisica e mentale. Credo proprio che il mio esperimento andrà avanti a oltranza. Per le informazioni realmente essenziali la rete basta e avanza.

Baby gang torinesi armate di stelle ninja, meglio note come shuriken. Dove io vado a giocare a pelota si riunisce un gruppo di ragazzini ‘alternativi’, almeno ciò intuisco dagli adesivi appiccicati alle panchine: non ci siamo mai incrociati. Il loro venerdì sera è dedicato alla sciambola, poiché il mattino seguente mi tocca palleggiare fra bottiglie di birra e liquore vuote, kleenex usati e sigarette svuotate; a non più di due metri c’è un cestino della spazzatura, ma niente, chissenefrega. Anche noi ci stravolgevamo su quelle panchine venticinque anni fa, con un bel pintone di frizzantino comprato da Bilanzone, una vinicola in Via Gorizia (poi rimpiazzata da una sfilza di bar, l’ultimo arrivato è un “cultur café”) ma eravamo infinitamente più rispettosi dell’ambiente: il bottiglione vuoto finiva sempre nel cassonetto. Il grosso problema degli adolescenti d’oggi è che hanno by-passato la fase in cui latitando i genitori per un motivo o l’altro il rispetto per le persone e le cose te lo inculcano i ragazzi più grandi a suon di sganassoni. Così questi bulletti comprano gli shuriken e si creano una cartoon-vita violenta giapu-yorchese-sabauda. Ci aspettano tempi molto, molto duri. In realtà, ci siamo già dentro da un pezzo.

Sono molto contento di come sta venendo questa versione di Ultimo Stadio, la versione definitiva. Dopo tutto, sono alla terza riscrittura, quindi come potrebbe non venire un capolavoro? Eh eh eh. La prima, chiamiamola Ultimo Stadio 2, fu usata come carta igienica d’emergenza da una celebre casa editrice milanese; è una storia che ancora mi brucia. Dodici anni fa un tizio di mia conoscenza di cui ho quasi totalmente perso ogni stima mi telefonò tutto esaltato, “ehi, il nipote del titolare di (omissis) dice che suo zio lo vorrebbe pubblicare, naturalmente previo editing, dài, diventerai famoso”, allora io accesi il computer e rividi il racconto aggiungendovi alcuni paragrafi e personaggi nuovi, lo mandai a stu benedettu nipote e… sono ancora qui che aspetto la sua risposta. In seguito venni a scoprire che costui era un po’ lo zimbello dell’ambiente editoriale meneghino. In qualunque modo, a onor del vero, quella seconda versione del mio diario di fede granata faceva scoreggiare i porci.
In definitiva, io non mi prendo molto coi milanesi. Un giorno mandai una copia del libro a un architetto di Milano che era venuto con me in ferie a Santander. Un paio di mesi dopo il tipo mi richiamò, se ricordo bene per richiederne un’altra copia. Mentre discorrevamo piacevolmente sentii dietro di lui un pirla gridare: “Uè, chiedigli un po’ al tuo amico se tutte quelle ragazze che si fa nel libro se le è fatte per davvero!” Io, sdegnato: “Digli di sì, tutte quante!”. “Eh già, figurati.” “Se non ci credi sono cazzi tuoi.” Che razza di bamba. Era così fondamentale? Interessa anche a voi? Quanto c’è di Maurizio Ferrarotti in Maurizio Ferrini? Il 30%, 60%, 100%? Leggete e non fatevi troppe seghe mentali, amici.
Qualche mese fa a un concerto ho incontrato uno dei personaggi, non vi svelerò chi è, non è importante. Dopo qualche birrozza bevuta insieme, costui mi ha rimproverato: “Perché ti ostini a voler riscrivere un racconto che è buono così com’è? La prima volta mi hai appioppato un soprannome del cazzo ma la storia anche se grezza filava da dio, adesso con ’sto Ragazzo della Maratona mi hai ridato il soprannome autentico ma il libro è diventato una merda.”
Da buon suscettibile quale ammetto di essere, sulle prime m’arrabbio sempre quando mi criticano. Tuttavia, se il criticante ha ragione, sono poi il primo a riconoscerlo, senza ipocrisia. Il personaggio ha ragione: pur coi suoi difettacci, Ultimo Stadio original version si fa leggere che è un piacere; le due revisioni da me compiute negli anni successivi alla sua pubblicazione, nel tentativo di aggiornarlo e migliorarlo, ne hanno tolto buona parte della spontaneità, quel senso di “buona la prima” che sembra essere piaciuto a molti – forumisti di Toronews, blogger come Betalaga che n’espone perfino un periodo nel suo diario in rete, laureande come Martina Santucci che l’ha utilizzato per la sua tesi di laurea La violenza negli stadi: aspetti psicosociali e preventivi. Grazie a tutti voi. Non avete nemmeno la lontana idea di quanto i vostri apprezzamenti mi siano d’incentivo in questo momento difficile della mia carriera-vita.
Comunque, oltre a essere suscettibile, io sono anche testardo come un mulo. Pertanto, beccatevi l’ultimo Ultimo Stadio!

Per quanto concerne la mia ricerca del muro perfetto, ho esplorato Borgata Parella: niente d’adatto, purtroppo. A questo punto urge un avanzamento nell’esplorazione, altrimenti questo benedetto frontone finirò per costruirmelo da solo! O, ancora meglio, mi trasferirò in Euskal Herria. A Bilbao l’Athletic è rinato grazie ai giovani e Isozaki edifica cose straordinarie senza veti. Che diavolo aspetto ancora?


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