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21/12/2007 h 11.25 a.m., CET. Quale antidoto alle foto osé di Laure
Manaudou (quei segnacci del costume, la prossima volta si faccia prima
qualche lettino integrale!), all’imperversare catodico di Bruno Bzzzzzz
Vespa e Mike Buongiorno (La versione di Mike: oy vey,
Mordecai Richler si sta rivoltando nella tomba!!!!) al cazzeggio pre-natalizio
di Berlusconi e Prodi e alle famiglie disfunzionali che mi circondano,
mi sto iniettando a buone dosi nel cervello uno speedball di
stupentissimi libbri: Sotto gli occhi dell’occidente di Joseph
Conrad e Crash di J.G. Ballard.
Il mese scorso nel mio condominio è mancato per arresto cardiaco un
vedovo la cui umile dimora era tutto un tourbillon di badanti moldave
sovrappeso: Se non mi fanno i servizietti le mando via,
si giustificava ammiccando sotto i Ray-Ban. Comunque, nihil de mortuis,
nisi bonum: quell’uomo, quantunque semianalfabeta, possedeva buona
parte della Biblioteca Universale Rizzoli. Merito della moglie defunta?
Vai tu a sapere. Dei figli non credo proprio, poiché dopo aver congestionato
l’area riservata all’Amiat del nostro cortile con la mobilia e la rumenta
cantinara paterna essi hanno pensato bene di buttare in un cassonetto
dell’immondizia pure la preziosa collezione di libri, risalente nientemeno
che agli anni Cinquanta. Fortuna ha voluto che mio padre passasse di
lì… Sotto gli occhi dell’Occidente è uno dei tascabili scampati
all’epurazione di quegli apprendisti Militi del Fuoco.
Crash è invece una rilettura: sto cercando ispirazione per la
mia sporcacciata! È sconvolgente l’attualità di questo romanzo: Crash,
va da sé, si occupa tuttavia non di una catastrofe immaginaria, per
quanto imminente, bensì di un cataclisma pandemico istituzionalizzato
in tutte le società industriali: un cataclisma che ogni anno uccide
centinaia di migliaia di persone e ne ferisce gravemente milioni,
scriveva l’Autore nell’introduzione all’edizione francese pubblicata
nel 1974 da Calmann-Lévy, Paris.
1974-2007. Oggigiorno gli scontri automobilistici sono merce mediatica
di prima scelta, insieme con il terrorismo integralista, la violenza
domestica, le penose schermaglie politiche e il gossip. In Spagna durante
l’ultimo ponte dell’Immacolata (Puente de la Constitución) le strade
si sono prese la vita di 42 persone, cinque morti in più rispetto
all’anno scorso, rimarcavano i media locali. Due estati fa al
tavolo di una cervecería tra Bakio e Gaztelugatxe un simpatico
motociclista navarro mi rinfacciò: Voi italiani guidate di peste!
Un classico. Con la bocca mezzo piena di pollo arrosto, io controbattei:
Sarà pur vero, ma non è che voi spagnoli siate proprio
dei virtuosi del volante. Vai un po’ a vedere chi rispetta la distanza
di sicurezza sulla A8 fra Bilbao e Santander nelle ore di punta: un
automobilista su cento, se va bene! Arantza, seduta di fianco
al biker, espresse un sorridente assenso. Percorrere la A8 intorno
a mezzogiorno mi fa sentire come Luke Skywalker nel corridoio della
Morte Nera.
Bruciano gli ultimi fuochi del 2007 e il mio conto in banca ha metaforicamente
ripreso un po’ di colore. Chissà ci scappi un week-end tattico da qualche
parte, magari dopo l’Epifania. Ho sempre aborrito il frasifattume tipico
di queste date correnti, i propositi e le speranze per l’anno
nuovo. Nel tempo che verrà proseguirò ad affrontare la vita in
modo oltreumano, con pessimismo coraggioso, unendo il fatalismo
alla fiducia (Nietzsche), difendendomi dallo stress con l’auto-shiatsu
e la pelota, comprando dischi e leggendo libri, andando al cinema, viaggiando,
bevendo ettolitri di birra, corteggiando donne giovani e intelligenti,
guardando la televisione il meno possibile. Zorionak eta Urteberri
On! E forza Toro.
P.S. Scrive Massimo Gramellini nel suo elzeviro del 20 dicembre: Sessanta
adolescenti italiani su cento ignorano per quale motivo la notte segua
il giorno. È probabile che tra quei sessanta ci sia quell’utente
di un forum telefilico che pochi giorni fa, riferendosi a una puntata
di Dirt nel corso della quale uno dei protagonisti vomitava dappertutto
sangue e vermi (poi rivelatisi parassiti del pesce), ha scritto in un
post: Ma per ké si vomitano vermi? È un virus? Natura
non facit saltus? Col cacchio! Qui abbiamo addirittura un microscopico
agente patogeno che una volta insediatosi nell’intestino umano si sviluppa
ultrarelativisticamente in un verme parassita! Altra possibilità: i
vermi sono normali inquilini del tratto digerente umano, diciamo che
fungono da supporto ai villi, sennonché un misterioso virus te li fa
rigettare sul marciapiede di casa! Fantasticamente deprimente, oxymoronically.
Le navi di Cosmogonia gravitavano da sole e Buddy Boy, l’amichetto genetico,
si abbracciava al suo ginocchio impedendogli il passo.
Comprami, comprami. Voglio essere tuo amico.
Pereira volle allontanare il pupazzo e gli diede un calcione. Vedendo
che non riusciva a sbarazzarsi di lui, avvisò la commessa.
Signorina, signorina! Mi tolga questo nano di dosso.
Mi perdoni, signore. È Buddy Boy. L’amichetto genetico. Non vuole
portare un Buddy Boy ai suoi figli?
I miei figli? domandò Pereira.
È la moda di queste feste natalizie disse lei.
No, grazie, no.
Dal romanzo Alas de pollo, di Carlos Clavijo. Qual è la moda
delle feste 2007? Mike Goodmorning, il navigatore satellitare che esclama
Allegria! ogniqualvolta raggiungi la tua destinazione? Zorionak
berriz.
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Ferrarotti.
Il Pelotari del Parco Rignon
(video)
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