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Nouvelle Abbadie, Zeta ReticuliPosted 23/10/2007 h 17.50 p.m., CET. Durante la Settimana Santa di sette anni fa, io e il mio amico Carlo, poi trasferitosi a Bilbao, ce ne andavamo a zonzo per la Bizkaia ascoltando il primo, fulminante (direi più fulminato!) album di Tonino Carotone. La sua cover di Sapore di mare era impareggiabile, soprattutto in un passaggio: “nos controlan las calles / y nos cierran los bares”. Ci controllano le strade e ci chiudono i bar. Un grido d’allarme ad alta gradazione alcolica contro il pericoloso avanzare dello stato di polizia.
Purtroppo sta accadendo ora in Italia. Ci controllano le strade e ci chiudono gli spillatori alle due di notte. Indorandoci la pillola della sicurezza, ma quale… La dabbenaggine di pochi ignoranti che non sanno godersi la vita non può giustificare da sola la proliferazione quasi neoplasica di zone a traffico limitato, telecamere, autovelox, controlli di alcolemia, restrizioni d’orario per il consumo di alcolici. Il proibizionismo non ha mai pagato, particolarmente coi giovani, perché quando si è giovani si fa tutto quello che ti dicono di non fare. I ragazzi berranno di meno, forse, ma prenderanno più droghe, pressoché certo: gli spacciatori sono tutti lì a fregarsi le mani sporche di mannitolo. Urge educazione, non repressione. Ma per i nostri prezzolati gerontocrati l’empatia è un malanno ai legamenti.
Qualche sera fa in un locale di via Po ho voluto provare l’etilometro. Non ero ubriaco, avevo bevuto la giusta quantità di beveraggi per una serata allegra in compagnia di buoni amici, tenendo presente che reggo l’alcol alla grande, e me ne vanto, benché mi renda conto che non è da tutti. Già il principio del test discotecaro è improponibile, poiché ti suggeriscono di soffiare passati dieci minuti dal tuo ultimo drink o sigaretta. Figuratevi la polizia a un posto di blocco: “Scusi, quand’è che ha bevuto il suo ultimo daiquiri? Due minuti fa? Ah be’, allora aspettiamo!” Sì, che l’uovo si frigga in padella.
In ogni modo, per la modica cifra di un euro (il controllo del tasso alcolico sta diventando un business), ho soffiato nella cannuccia. Il responso è stato scioccante: 2.35!!! Vale a dire, sbronzo duro, da lasciare la macchina dov’è e tornare a casa in taxi. Ma come? Mi è entrata una paranoia indicibile che tuttora mi pervade i neuroni; qua si rischia la patente ogni volta che esci fuori a cena o semplicemente per un aperitivo.
Sull’ormai famigerato articolo 7 della legge sul riordino dell’editoria italiana, cedo la parola agli Scream, storico gruppo del punk hardcore americano. La canzone, tratta dal loro album omonimo del 1988, s'intitola No More Censorship.


Ehilà, sono io
La Polizia del Pensiero è nella mia psiche
Mettendo i ceppi alla mia personalità
Portandomi davanti al predicatore
Tu, noi abbiamo molto da perdere
L’espressione delle nostre vedute
La libertà di scelta
Ciò che vediamo e sentiamo

In ogni modo, chi si credono di essere
Noi abbiamo il diritto di dire
Mai più censura

Lo spacchiuso ha della poesia per noi stanotte
Mentre il P.M.R.C. sta bruciando la nostra
Carta dei Diritti
E stanno alterando i libri nella
Terra di Dio
Dobbiamo fare qualcosa di giusto
Sottrarre la gente alla compiacenza

Non m’importa cosa hanno da dire
Alla fine chi si credono di essere
In tutto il mondo, negli U.S.A.
Gridiamo Mai Più Censura
Mai Più


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