Dal Dizionario Garzanti della Lingua Italiana: sincretismo, s.m.
termine usato nella storiografia religiosa per designare la tendenza
a fondere in un unico sistema dottrine religiose o filosofiche diverse.
Carlos
Gurpegi Nausia, nato ventisette anni fa ad Andosilla, Pamplona, valente
centrocampista dell’Athletic Bilbao, è il protagonista del più discusso
caso di doping mai verificatosi nel calcio spagnolo. Il primo settembre
del 2002 Gurpegi si sottopose al controllo antidoping al termine del
derby basco Athletic Bilbao-Real Sociedad e fu trovato positivo al norandrosterone
– un metabolite del nandrolone, steroide anabolizzante con le stesse
proprietà del testosterone la cui finalità è incrementare la sintesi
delle proteine e potenziare la massa muscolare, accorciando i tempi
naturali di recupero dello sportivo.
Da lì prese il via un’estenuante ping-pong fra gli avvocati della società
bilbaina e la Reale Federazione Spagnola di Calcio (RFEF), il Laboratorio
Antidoping di Madrid, il Comitato Spagnolo di Disciplina Sportiva (CEDD)
e chi più ne ha più ne metta; Gurpegi venne dapprima sospeso in via
cautelare, ma il 6 aprile 2003 tornò a giocare nella Liga contro l’Atletico
Madrid. Un mese dopo la Federazione, basandosi sulle controanalisi effettuate
dal laboratorio del Consiglio Superiore dello Sport (CSD) impose al
forte giocatore rossobianco una sanzione di due anni di sospensione
della licenza federativa.
Ovviamente l’Athletic Club ricorse in appello, difendendo la tesi che
il suo calciatore genera il norandrosterone in forma endogena. La controversia
proseguì il 22 maggio 2003 con la decisione del Comitato d’Appello di
sospendere in forma cautelare l’esecuzione della sanzione; lo stesso
organismo ratificò il provvedimento di ritiro della licenza il 12 giugno,
ma il giorno dopo il CEDD concesse un’ulteriore sospensione che consentì
finalmente al giocatore di terminare il campionato.
Il rimpallo istituzionale si trascinò fino al 26 novembre 2004, data
in cui la Audiencia Nacional (Tribunale Nazionale) confermò la sanzione
di due anni a Gurpegi, rigettandone definitivamente il ricorso il 31
luglio 2006 (!), senza possibilità di ricorrere davanti al Tribunal
Supremo (la Corte di Cassazione). Restava a quel punto un’ultima carta
da giocare per i legali del giocatore, il Tribunale Costituzionale,
ma anche questa petizione fu respinta. La sanzione inflitta a Gurpegi
per presunto doping terminerà il prossimo 23 aprile.
Il giocatore basco-navarro commentò così la sentenza del Tribunale Nazionale:
“Sembra un film, fin dal principio vi sono state molte irregolarità.
Non so se tutto questo abbia a che vedere con la mafia o con la politica.
So soltanto che mi sono sempre sentito innocente.”
Già, la politica. Dire che i baschi odiano gli spagnoli e viceversa
è una semplificazione ignorante e deleteria di una questione davvero
complicata. Ciononostante, è un dato di fatto che in gran parte della
Spagna persistono fortissimi preconcetti nei confronti del popolo basco.
“Fuori di qui pensano che noialtri ce ne andiamo tutti a spasso col
mitra a tracolla e le granate nella borsetta” mi disse qualche tempo
fa Elene, attraente e vulcanica coiffeuse di Santutxu, popoloso
sobborgo di Bilbao. “I baschi mi stanno proprio sulle scatole” mi confidò
invece un mio amico cantabrico. E le bombe dell’11 marzo a Madrid? “ETA,
por supuesto”, commentò a caldo una mia conoscente madrilena.
Pues no.
Stando così le cose, non mi stupisce affatto che Carlos Gurpegi sia
stato trattato alla stregua di un terrorista... come ‘Carlos’, al secolo
Ilich Ramírez Sánchez, il celeberrimo bombarolo free-lance venezuelano
amante della bella vita, autore insieme alla banda Baader Meinhof dello
spettacolare raid del 1975 al summit OPEC di Vienna e di svariati altri
attentati – il 31 dicembre 1983 fece esplodere la linea d’alta velocità
Parigi-Marsiglia e la stazione di Saint Charles.
Carlos Ilich Ramírez Sánchez, conosciuto anche come ‘El Chacal’, fu
catturato nell’agosto del 1994 a Taif in Sudan, dove si era recato per
sottoporsi a un’operazione di chirurgia plastica al volto, da un commando
francese; attualmente sta scontando una condanna a due ergastoli in
Francia. Di recente ha dichiarato alla stampa di non passarsela male,
fra sigari cubani e buone conversazioni: nel 2001 è addirittura convolato
a nozze con la sua avvocatessa, Isabelle Coutant-Peyre.
Carlos Gurpegi Nausia si allena con scrupolo tutti i giorni, nei fine
settimana va spesso fuori a pranzo con gli amici e sogna quasi ogni
notte il suo ritorno al San Mamés. “Da dove tira fuori la forza per
allenarsi al meglio pur sapendo che non giocherà?”
“Non lo so. Non so se è per l’essere navarro ed essere un testone. Ho
imparato che sono in uno sport che voglio praticare, che ho amato da
piccolo e che è molto differente da quello che avevo sognato. Disgraziatamente,
è più un business che uno sport. Ci sono molti interessi.” Economici
e politici. Posted 22/03/2008 h 02.00 p.m., CET.
Posted
25/03/2008 h 10.00 a.m., CET. Serendipity. Mercoledì scorso
io e il mio amico Daffy stavamo percorrendo il cavalcavia di Corso Dante
in direzione Beppe’s Pub, entrambi roventi di polemica per la brutta
sconfitta patita dal Toro contro l’Udinese per colpa soprattutto di
un arbitraggio alla segale cornuta, quand’ecco che lanciando uno sguardo
in giù a destra (guidava lui) scorgo nel buio della notte un muro fantastico.
Pasquetta. Eccomi ai Giardini Muratori, espansione ecologica dell’omonima
via. La giornata è fantastica. La suddetta parete, ovviamente graffitata,
prende quasi tutto il lato est: l’altezza sarebbe perfetta, ma la cancha
è troppo erbosa, la pallina vi si pianta letteralmente. Mi sposto dall’altra
parte. Oltre questa vetusta barriera di mattoni corre la ferrovia Torino-Genova.
Molto urban trendy, non trovate? Ma molla! La cancha è
d’asfalto, in effetti è un parcheggio e pure a pagamento nei giorni
feriali, ma ci si può giocare… e allora giochiamo!
Alla mia destra, laddove questo muro d’antan si congiunge con la struttura
di base del cavalcavia, c’è un locale della catena El Rincón del Yonki:
ogni volta che la pallina vi finisce dentro mi tocca zigzagare con estrema
circospezione fra siringhe usate, lacci emostatici di fortuna, bottiglie
di whisky vuote e kleenex impregnati di sostanze a sicuro rischio biologico.
Gli stacanovisti dell’AMIAT si terranno ben alla larga da questo cantuccio
per tossici.
Comunque sia, è bello ritornare a palleggiare senza la paranoia della
pallina che finisce dall’altra parte e dei cagnufli (per i nostri deliziosi
amici a quattro zampe c’è un’area riservata molto ben tenuta e a differenza
dei cinofili della mia zona da queste parti i padroni sembrano aver
recepito il discorso). Mi sparo una bella sessione sotto l’occhio caldo
del cielo e torno a casa sudato e contento. Yo, bro.
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Ferrarotti.
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