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26/01/2008 h 10.00 a.m., CET. Le chiamano autoprofezie. Ritieni
di non poter passare un esame e non lo passi. Temi di non poter conquistare
i favori di quella ragazza e finisce che qualcun altro se la cuoce e
mangia in un baleno. Parti per comprare un CD sapendo già che ne rimarrai
scontento ed ora effettivamente vorresti buttarlo nel più vicino cassonetto
della mondezza: sto parlando del remix di Raw Power degli Stooges.
Le motivazioni e i dettagli di cosiffatta scelleratezza discografica
sono agevolmente rintracciabili nella rete (Wikipedia, All Music Guide,
Amazon, Head Heritage). Di conseguenza è inutile che io li copi e incolli
in questa sede. Mi ruga alquanto che si sia fatto parziale scempio di
uno dei capolavori della storia del rock, autentico vaffanculo al mondo
in musica orgasmica, per di più con la complicità di uno dei suoi autori,
Iggy! Possiedo il vinile di Raw Power da ben 23 anni e me sono
sempre fregato che il mix originale di Mr. David Bowie fosse tutto treble
e niente bass: anzi, gran parte del suo fascino perverso stava/sta
proprio nel suono low fidelity ante litteram. Ma passiamo a esaminare
la spinosa faccenda brano per brano:
SEARCH AND DESTROY. Paradigma di questo crimine perpetrato ai
danni degli appassionati. Il nome venne dal titolo di una colonna in
un articolo del periodico Time sulla guerra nel Vietnam; Iggy
stava leggendolo strafatto d’eroina cinese sotto una quercia a Kensington
Park, il suo pensatoio-sballatoio preferito londinese. Il riff è uno
dei colpi di genio di James Williamson, devastante come un bombardamento
al napalm, punk cinque anni prima del punk; l’assolo finale suona realmente
come uno scontro a fuoco nella giungla fra Berretti Verdi e Vietcong.
Orbene, James Newell Osterberg e l’ingegner Danny Kadar hanno fottuto
tutto ciò spingendo basso e chitarra oltre il rosso, conseguentemente
le parti ritmiche di Williamson suonano sovraccariche di distorsione
digitale e quelle soliste si distinguono appena, soprattutto la mitragliatrice
di James in chiusura di brano è praticamente soverchiata (suona meglio
in mono!). Secondo il mio modestissimo parere, canzone rovinata.
GIMME DANGER. David Bowie è sempre stato un appassionato di nuove
tecnologie, così c’era quest’aggeggio chiamato Time Cube, essenzialmente
un tubo di plastica con un paio d’anse che alimentato con un segnale
sonoro te lo restituiva distorto in un’eco megafonica. Bowie usò quest’effetto
per la chitarra in Gimme Danger, conferendogli un toccante sovradosaggio
d’eco. Per anni, ma che scrivo!, decenni ho sinestetizzato quell’assolo
nei modi più diversi: Williamson in caduta libera verso il Grande Buco
Nero Galattico, Williamson a Curvatura 8, Williamson che lotta contro
il proprio doppelgänger, Williamson come rena portata via dal
Vento del Nulla… E questi mi tolgono il cubo del tempo e il finale sfumato
ripristinando l’originale anodino stop. Perché?
YOUR PRETTY FACE IS GOING TO HELL (HARD TO BEAT), PENETRATION, RAW
POWER. Sinceramente, niente da obiettare su queste tre canzoni:
al contrario, Penetration mi sembra trarre beneficio dal remissaggio,
soprattutto quei soavi (ma al curaro) tocchi di celeste. Penetration
è la canzone che i Black Sabbath avrebbero voluto scrivere e non scrissero
mai, influenze burroughsiane nelle liriche e sesso paranoico interstatale.
I NEED SOMEBODY. Quasi in mono su disco, chitarre (elettrica
distorta ed acustica amplificata) separate sui due canali nel remissaggio
digitale, con l’elettrica abbassata leggermente di volume. Mah. Comunque
l’assolo è sempre da paura.
SHAKE APPEAL, DEATH TRIP. Un poco enfatizzata nei volumi la prima,
outro alternativa per la seconda clonata dall’intro, il che non
mi dispiace, palingenesi-necrosi-palingenesi… fine del disco.
In conclusione: se possedete un turntable, meglio ancora se con
masterizzatore vinile-cidì incorporato, cercate di procurarvi
il vinile originale, altrimenti dannatevi a cercare il primo riversamento
in supporto digitale, sebbene anch’esso deplorato da più parti per qualità
sonora cessofonica. Io comunque ho deciso di tenermelo ’sto diavolo
di remix: a ogni buon conto, costa solo 5.50 €! Meno di un cocktail
in un bar del centro.
Saltando di palo in frasca. El Correo, sottotitolo dell’articolo
dedicato alla bagarre dell’altro ieri al Senato: Una tarde en el
circo. Un pomeriggio al circo. Giuro che in tutta la mia vita non
mi sono mai vergognato così tanto di essere italiano. Altro salto. Neanche
tre partite giocate e nei cenacoli videoparacalcistici Pato è già sotto
processo. Che paese di merda.
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Ferrarotti.
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