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31/03/2008 h 10.00 a.m., CET. Giorni fa ho letto con interesse un’intervista
a Gaia De Laurentiis; la ricordo molto bene in Target, con quelle inquadrature
slittanti alla velocità del suono sul suo bel musetto sbarazzino. “L’errore
più clamoroso della mia carriera è stato proprio abbandonare Target,
un programma che andava davvero bene”, dichiara l’ex allieva di Strehler.
“E l’ho pagato a caro prezzo. Devi esserci sempre, sennò ti buttano
via. D’altronde non è facile guidare una carriera, c’è sempre un concorso
di colpe se va da una parte e non dall’altra. Anche se certe scelte
sono obbligate. Scegliere è un privilegio che spesso è negato.”
Da un percorso professionale illogico a una quasar: Marisa Tomei. Vinto
un Oscar quale migliore attrice non protagonista nel 1992 per la sua
effervescente performance nella commedia broccolina Mio cugino Vincenzo,
la Tomei ha poi dovuto sorbirsi secchiate d’insinuazioni circa la bontà
del premio assegnatole – alcuni critici particolarmente incarogniti
arrivarono a scrivere perfino che il presentatore Jack Palance fosse
stato incapace di leggere il testo impresso sul cartoncino, sicché avesse
arbitrariamente annunciato il nome dell’attrice italo-americana. Leggende
metropolitane del menga.
Ciò nondimeno Marisa da Manhattan ha recitato finora in quasi quaranta
film, alcuni dei quali rimarchevoli (Benvenuti a Sarajevo, L’altra
faccia di Beverly Hills, In the Bedroom per il quale ha ricevuto
la seconda candidatura all’Oscar della carriera), altri raccapriccianti
(Svalvolati on the road, Quello che le donne vogliono).
Il suo ultimo film è Onora il padre e la madre del veterano Sidney
Lumet. Martedì scorso sono andato a vederlo in un cinema presso casa
mia, il Due Giardini. Nella sala Ombre Rosse eravamo in tre. Bellissimo.
So già che cosa volete sapere: sì, Marisa Tomei si tiene proprio alla
grande. Scrivono i pettegoli della celluloide che per incoraggiare il
timido ma sempre più bravo Philip Seymour Hoffman a girare la prima
“torrida” scena lei si sia messa a pecorina (ehm, a quattro gambe) sul
letto e, datasi una pacca sul culetto delizioso con tutta l’allegra
disinibizione dei suoi meravigliosi quarantadue anni, gli abbia detto:
“Avanti, Phil. Fatti una sgroppata!” Yummy. E Philip si è buttato, e
come: sembrava Gabriel Pontello!
Per quanto riguarda il resto della pellicola, ormai con Lietta Tornabuoni
vado sul sicuro così come andavo con quell’antipatica di Daria Bignardi:
ciò che manda in sollucchero lei a me provoca turbolenze intestinali,
e viceversa. Onora il padre e la madre merita quattro stellette.
Quali sono i passaggi grotteschi di cui lei scrive, signora Tornabuoni?
Io ho visto soltanto un eccellente noir, profondamente inquietante
poiché plausibile, nonostante le inevitabili coloriture iperrealistiche.
Al solito splendide le musiche di Carter Burwell.
Pazzesca la vita moderna. Puoi vivere (o sopravvivere) per quarant’anni
nello stesso quartiere e non arrivare mai a conoscerlo nella sua interezza.
Com’è mia abitudine sono arrivato al cinema in largo anticipo, cosicché
mi sono fatto una passeggiata lì intorno: TuttoCittà edizione 2007,
tav. 11-C5. Via Monfalcone/Via Gradisca/Via Tirreno/Via Ricaldone. Da
queste parti è cresciuta Edelfa Chiara Masciotta, Miss Italia 2005.
Oltrepassando una muraglia fatiscente al fondo di un vicolo cieco sono
finito in una spianata tenebrosa da nu-rave della Setta
Nera di Donato Mitola su cui a suo tempo doveva sorgere qualcosa,
molto probabilmente una cascina. Il giorno seguente ho compulsato la
rete: senza saperlo, ho messo piede in un classico progetto smarrito
torinese!
Comunicato
stampa del Comune di Torino, 2 maggio 2002. A “Cascina Grangia” nasce
centro polifunzionale di Ricerca e Sperimentazione per la Disabilità
Motoria. È stata autorizzata dalla Giunta comunale, per un importo
di 497.431,67 €, l’indizione di una gara per l’affidamento dei servizi
di progettazione del Centro Polifunzionale di ricerca e sperimentazione
per la disabilità motoria. Il centro sorgerà da una ristrutturazione
globale della Cascina Grangia, sita di fronte all’incrocio delle vie
Ricaldone e Caprera, a Mirafiori Nord.
L’idea del centro nasce dalla necessità di rispondere, tramite un articolato
e rinnovato impianto di servizi socio-sanitari domiciliari, semiresidenziali
e residenziali, a persone colpite da neurolesioni post-traumatiche,
sindromi invalidanti, disabilità neuropsichiche che colpiscono in prevalenza
una fascia d’età compresa tra i 35 e i 60 anni.
Attualmente il territorio cittadino risulta infatti totalmente sprovvisto
di risposte adeguate a questo tipo di pazienti che oggi viene inadeguatamente
ricoverato in strutture per anziani, spesso situate fuori Torino che
rendono difficili anche i rapporti famigliari, necessari a persone che
dopo aver condotto per anni un’esistenza autonoma, affrontano percorsi
di totale dipendenza a causa dell’elevato e improvviso bisogno di assistenza
parentale e socio-assistenziale.
Alla luce di recenti studi è inoltre emerso che un ambiente confortevole
ed esteticamente gradevole è fondamentale per creare un clima terapeutico
migliore: il progetto architettonico terrà pertanto conto dell’inserimento
del centro all’interno della città e di caratteristiche strutturali
che superino (anche per la presenza di spazi fruibili dall’intera cittadinanza:
bar, ristoranti, impianti sportivi, luoghi d’incontro) la concezione
del “presidio”. (p.c.)
Cinque anni dopo, il 22 giugno 2007, il consigliere comunale leghista
Sergio Carossa interpella il Sindaco e l’Assessore competente per sapere:
il motivo del blocco dei lavori sull’area ex Cascina Grangia, dove era
previsto un centro di cura per la disabilità motoria; la data d’inizio
lavori e la previsione di durata dei lavori stessi; poiché tale progetto
è stato finanziato totalmente dalla Regione Piemonte se l’ammontare
del finanziamento è stato versato nelle casse del Comune e la data dell’introito.
Parlapà. Beh, mentre questi si scannano (per modo di dire), io provo
a fare due palleggi contro quei muri!
La Setta Nera si spande già
Nella città senza pietà
Galoppa forte col diavolo
I figli della notte uccideranno il giorno
Guardiamoci intorno, guardiamoci intorno
Fratelli miei facciamo in tempo
A non cadere nei segni neri
E l’Anticristo verrà bruciato
E questo mondo verrà salvato
E dire che ero entrato nell’umore giusto per l’esplorazione grazie ai
TV on the Radio, Music for 18 Musicians di Steve Reich e una
bella tazza di tè al ginseng. Di giorno questo posto mette malinconia:
grate di metallo divelte, spazzatura in ogni angolo, parcheggio selvaggio
e perfino mini-colture d’ortaggi non meglio identificati. L’oscurità
mi aveva ingannato, i muri sono recisamente malconci e troppo bassi.
Un vecchietto mi saluta in una strana lingua: “Guanciornah.” E mentre
scatto qualche foto compaiono pure i caramba, che peraltro avendo prontamente
constatato che io non sono lì per aprire macchine né farmi una pera
si risparmiano l’immane sforzo di smontare dalla vettura. Un quarto
d’ora dopo mi ritrovo davanti al solito vecchio muro. Arrivederci alla
prossima puntata e… grande Jimmy Fontana! Sei meglio di Yashin!
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Ferrarotti.
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