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RAGAZZINI GIOCANDO CON LE BAMBOLE
 
“Alle cinque del mattino qualcuno cominciò a cantare questo motivo nella mia mente e me lo fece scrivere. Ammetterò di essermi spaventato quando finalmente lo suonai ad alto volume e ne cantai le parole”. Così Frank Zappa descrisse il concepimento di Who Are The Brain Police?, terza canzone del suo fondamentale album (doppio) d’esordio, Freak Out!
Attorniati dalle macerie fumanti della società moderna, scartavetrando chitarre distortissime e staffilando le percussioni (ed era soltanto il 1966!), il sardonico Frank e le sue Madri Barbute s’interrogano: “Chi è la Polizia del Cervello?”.
Sono dovuti scorrere tredici anni e svariati rii rock prima che qualcun altro incidesse qualcosa di altrettanto sinistro: The Stranglers, Meninblack. L’unità intelligente degli Strangolatori è meno psichedelica e decisamente più cibernetica di quella zappiana, le parti vocali sembrano registrate in un’atmosfera satura d’elio, le liriche descrivono in prima persona plurale una misteriosa e agghiacciante razza extraterrestre nascosta nel retroscena del nostro pianeta: “bestiame in salute così possiamo mangiare / la carne umana è carne porcina, ih ih ih.”
Ciò nondimeno nello stesso periodo, 1979, gli apparentemente frivoli Cheap Trick pubblicavano un album, Dream Police, la cui title-track è uno psicodramma ipercinetico dichiaratamente ispirato al Grande Fratello orwelliano. E i punksters californiani Nuns, capitanati dalla libidinosa tastierista Jennifer Miro, suonavano Media Control... Insomma, potremmo andare avanti per una settimana a citare canzoni che trattano lo scabroso argomento del condizionamento mentale delle masse, o come lo definisce argutamente il comico-cantante Paolo Rossi, “il piano di rincoglionimento dei popoli”: nella fattispecie, il piano di rincoglionimento del popolo italiano.
Who Are The Italian Brain Police? Non basterebbero 100 Giga di Word per esaurire l’argomento.
Nondimeno, su questo foglio elettronico c’è spazio a sufficienza per raccontare l’ennesimo caso di cloroformizzazione mediatica.
Oscurato dal caso Mastrogiacomo e dal tifone patinato di Vallettopoli, il verdetto della Corte di Cassazione sul doping bianconero, a seguito del quale sia Guariniello sia Agricola (e te pareva) hanno canticchiato vittoria, è passato decisamente in secondo piano nell’inquadratura dell’attenzione pubblica. Ma quanto meno se n’è parlato.
Ciò che per contro è passato quasi totalmente sotto silenzio è l’accordo di sponsorizzazione da 33 milioni di euro in tre anni, 2007-2010, fra la New Holland, colosso del gruppo Fiat leader mondiale nel campo delle macchine agricole e movimento terra, e la Juventus. Quasi, poiché soltanto La Stampa, a.k.a. Foglio degli Elkanni, vi ha dato particolare risalto. Ovviamente. Per di più l’accordo prevede un “performance bonus” di 2,5 milioni che i bianconeri avranno per ogni obiettivo raggiunto.
Facciamo un attimo i conti in tasca ai rigatini: fresco aumento di capitale di 104,8 milioni, 15,4 milioni di ricavi netti per il primo semestre esercizio 2006-2007, 20 milioni di proventi da sponsor 2006-2007 fra Nike e Tamoil, 80,2 milioni in diritti televisivi. E per di più adesso la sponsorizzazione della New Holland.
E nessuno che si scandalizza. Nessuno che esce dal coro chiedendo: “Scusatemi tanto, signori fiateur, ma a che razza di gioco state giocando? Fino all’altro ieri piangevate crisi nera e ora riprendete perfino a pompare di milioni le casse della vostra squadra. Perché continuate a prenderci per i fondelli?”
Perché siamo la Fiat, cocco di mamma tua. E come Paris Hilton, facciamo il cacchio che vogliamo, rifacendoci di tanto in tanto il trucco a spese dello Stato. Credi forse che i dipendenti in mobilità lunga di fede juventina scenderanno indignati in piazza a protestare contro l’accordo? Non t’illudere, gaggio: essi seguiteranno a tifare e a cacciare fuori i soldi per noi, i padroni, ora più che mai che abbiamo rimesso le nostre colpe! E il Soviet dei media ci riaccoglierà in serie A stendendo il tappeto rosso, con Giorgio Airaudo della Fiom a magnificare la nostra divisa da trasferta che promana gestalticamente Socialismo Reale ed Edelfa Chiara Masciotta da Santa Rita museggiando giuliva accanto al vate Glampirla Mughini a Controcampo! Tardelli con la pappagorgia! Simone Stenting e Luciano Moggi in marsina a braccetto! Marcello Chirico col binocolo (normale, coi maniglioni che si tira)! La Littizzetto col piedino nudo in bocca a Fazio! Milioni di tifosi spiantati ma contenti inneggiando alla Giuve Rinata! We are the Black & White Brain Police!Da un hard disk rinvenuto tra le rovine di una città terrestre chiamata “Torino”.

Le menti più geniali del pianeta Alteria si erano date convegno in quella sala. Ciò cui avrebbero assistito non lo sapevano ancora, ma era pressoché indubitabile che riguardasse nuovamente il terzo pianeta di quel sistema appena esplorato, e la misteriosa razza di bipedi che l’aveva popolato, prima che un cataclisma le cui cause permanevano ignote agli scienziati alteriani li spazzasse via.
La riunione era stata indetta dall’archeologo Elyaak, le cui squame iridescenti del volto rivelavano un ottimo stato di forma fisica malgrado l’età avanzata. Nelle roccaforti dello snobismo alteriano svolazzava il pettegolezzo che, oltre alle trasferte di lavoro interstellari, lo scienziato si facesse rimborsare dall’Istituto Superiore Alteriano di Ricerca Scientifica perfino i trattamenti ringiovanenti ai molluschi di Balhuu-Raakj ai quali frequentemente si sottoponeva. In ogni modo, chi è senza peccato scagli la prima conchiglia…
Elyaak cominciò a parlare. “Come voialtri ormai ben sapete, le creature del terzo pianeta amavano passare una considerevole parte del loro tempo ad ascoltare delle bizzarre combinazioni di suoni, nonché ad assistere personalmente e spesso in moltitudine alla loro generazione per mezzo d’appositi strumenti” chiosò l’archeologo. “Circa un anno fa, io e il mio staff formulammo l’ipotesi che queste sintesi sonore dessero origine ad autentiche subculture, le quali sembravano coinvolgere soprattutto gli individui più giovani, ma talvolta pure i più anziani. Negli ultimi tempi, quest’ipotesi ha trovato importanti conferme aventi attinenza con un periodo che, secondo il sistema di datazione più diffuso sul pianeta, era definito gli anni Settanta. Dunque, all’inizio di questa fase temporale, sembra che certi compositori di suoni di sesso maschile avessero la stravagante propensione a travestirsi da femmine.”
Un mormorio di meraviglia percorse ellitticamente l’uditorio. Quando l’eccitazione degli scienziati si placò, l’archeologo poté riprendere la sua esposizione:
“La prova sicura dell’esistenza di questa tendenza ci è stata fornita dal ritrovamento di un supporto fonografico nel sito archeologico Manhattan. Si tratta di una piastra di vinile che reca incisi suoni molto ruvidi e sguaiati e una fotografia impressa su un lato. Eccola in formato olografico.”
All’istante, una minuziosa riproduzione in tre dimensioni dell’oggetto appena descritto da Elyaak apparve sopra il grande tavolo ovale. Ruotando intorno al proprio asse, il disco mostrò a ogni scienziato l’immagine di cinque uomini pieni di trucco e in abiti chiassosi accalcati su un divano; sovrastante, una scritta tracciata con un rossetto carminio: THE NEW YORK DOLLS.
“Ciò che ascolteremo adesso è tutto quanto siamo riusciti a trarre dai solchi”, annunciò Elyaak. “La qualità tecnica del sonoro è scarsa, ma la musica, se così si può chiamare… è straordinaria.”
Seguì un brevissimo tumulto di suoni supersonici e urli lamentosi da ospedale psichiatrico, treesc, treesc, treesc, treesc, che frenava di colpo in un rantolante stop.
Per qualche istante regnò il silenzio più completo. Gli studiosi erano sconcertati. Poi Elman di Ragusok domandò a Elyaak: “Che cosa significa quella scritta?”
“Si tratta certamente del nome collettivo che i quattro compositori si attribuirono” spiegò Elyaak. “The New York è la metropoli di cui il sito Manhattan faceva parte una volta. Che cosa significhi la rimanente parola, e per quali motivi fu concepito questo… travestitismo, non lo sappiamo ancora. In ogni caso, esso fu così importante da contribuire a generare in seguito un fenomeno ancor più insolito, in cui giovani umani s’inserivano pezzi di metallo acuminato nelle guance, indossavano vesti strappate, assumevano sostanze stupefacenti e i suoni erano ancor più grossolani e irruenti. Alcuni di questi scalmanati individui arrivavano addirittura a lacerarsi apposta l’epidermide durante le proprie scalmanate esibizioni in pubblico.”
“Ma è incredibile!” esclamò Sami di Fifak.
Elyaak annuì. “Ora vi mostrerò un filmato ritrovato nel sito London. Questo gruppo musicale si chiama SEX PISTOLS: Roxxxiana, la nostra bravissima esolinguista, è pressoché certa che si tratti di un riferimento oltraggioso all’organo riproduttivo maschile umano. Anche in questo caso, purtroppo, nonostante i nostri prodigiosi algoritmi di restauro, la qualità del sonoro e delle immagini non è ottimale. Comunque, avanti.”
Quel campione videomusicale risultò ancora più strabiliante del precedente. Un alieno pallido e stralunato urlava come una bestia rabbiosa mentre i suoi compari eruttavano un primordiale, furioso fragore; sotto il palco, alcuni individui che effettivamente indossavano indumenti laceri e i cui volti erano trafitti da punte saltavano e si spintonavano violentemente tra loro. Più di uno scienziato pensò che era stato un bene per tutta la Galassia che quella civiltà si fosse estinta prima di raggiungere le stelle.
Elyaak captò quegli impulsi avversi e se ne dolse profondamente, ma non lo diede a intendere. “Voglio mostrarvi un terzo reperto, per quanto mi riguarda il più sorprendente, poiché nella sua peculiare iconografia sembra vaticinare la fine imminente della civiltà umana. È un dischetto riproducibile tramite raggio laser che abbiamo ritrovato in una custodia di materiale plastico trasparente.”
Nella copertina, disegnata abilmente a mano, si discernevano quattro umani con indosso giubbotti di pelle nera sbracciati seduti intorno a un tavolo quadrato affollato d’oggetti tra i quali spiccava uno strano animale trafitto da un coltello; sullo sfondo, un paesaggio secco e polveroso con un teschio al centro sul cui osso frontale si curvavano i rami di un albero rinsecchito, e altre scene dal simbolismo esplicitamente post-catastrofista. Tutto quello era sovrastato da una scritta dai caratteri smozzicati, non s’intendeva se per il logorio del tempo o per una precisa intenzione dello stampatore: THE LORDS OF THE NEW CHURCH.
Elyaak spiegò: “Questo supporto è stato registrato negli anni Ottanta, precisamente nel 1982; dunque, in un periodo immediatamente successivo al movimento rozzo. Cionostante, credo di poter affermare con sicurezza che ne rappresenti una naturale evoluzione, sotto tutti i punti di vista.” Una pausa. Lo scienziato sorrise, pregustando il gran finale. “Un’evoluzione artistica che, però, non rinnega le proprie radici. Questo è evidente in un brano della raccolta, in cui il cantante ripete più volte la parola dolls. Vi rammenta qualcosa?”
“Il gruppo dei travestiti!” Rokiaa di Vulmeriaka, un vero entusiasta della scienza immune ai pensieri xenofobi, torse la proboscide e arricciò i tentacoli. “Stupefacente.”
“Certamente” convenne l’archeologo con un ammiccamento. “Per nostra fortuna, finalmente, il dischetto è in buone condizioni. Cosicché ora andremo ad ascoltare la sintesi in questione a un’intensità che n’evidenzi le particolarità sonore; se qualcuno di voi se ne sentisse turbato in qualche maniera, non esiti a segnalarmelo. Ad essere sincero spero proprio che ciò non avvenga, perché, ve l’assicuro, ascoltare questo pezzo sparato al massimo è un vero sballo!”

LI'L BOYS PLAY WITH DOLLS (BATORS, JAMES, TREGANNA, TURNER)

WELL COME ON. NOW WE WERE STRANDED IN THE JUNGLE LOOKING FOR SOME ROCK AND ROLL. LIKE VIETNAMESE BABY ON A FOOD PATROL. WELL BABYLON'S KIDS WERE JUST OUT LOOKIN FOR A KISS. WHEN MYSTERY GIRLS TOOK THE STAGE GIVE 'EM A GREAT BIG KISS. WELL HEY JET BOYS WHERE YA GOIN'? WAT'CHA DOIN'? WHAT IS DA MATTAH WIT'CHO? WELL A LONELY PLANET BOY SHARED A DREAM WITH FRANKENSTEIN. WITH RICKY CORVETTE AND A PUSS-IN-BOOTS TO KEEP THE TIME. THEN COME LONDON PILLS, BILLY SPLITS THE SCENE. AND A BAD DETECTIVE GOT NIGGED RIGHT FROM THE QUEEN. WELL HEY TRASH BOYS WAT'CHA WEARIN'? WIT PEOPLE STARIN'? WHAT IS DA MATTAH WIT'CHO? WELL THEY SMACKED THE WORLD LIKE A HUMAN BEING SUBWAY TRAIN. PERSONALITY CRISIS BROUGHT A WHOLE SHOW DOWN AGAIN. CHATTERBOX DON'T YOU START ME TALKING 'BOUT NO DIRTY ARM. HEY BAD GIRLS IT'S TOO LATE TO REPAIR THE HARM. WELL HEY BOYS WHERE YA GOIN'? WAT'CHA DOIN'? WHAT IS DA MATTAH WIT'CHO?

WELL WHEN THE LI'L BOYS PLAY WITH DOLLS THEY GONNA SHOW THEM ALL. BUT WHEN THE LI'L BOYS PLAYED WITH DOLLS THEY REALLY SHOWED THEM ALL. LI'L BOYS PLAYIN', LI'L BOYS PLAY WITH DOLLS. DON'T MESS WITH CUPID. SHATTER THE DREAMS OF ALL. WHY DO LI'L BOYS STOP BEING LI'L BOYS WHO PLAY WITH DOLLS? HEY WAT'SA MATTAH WIT'CHO? PRIVATE WORLD... WAT'CHA GONNA DO? YOU BEST BELIEVE I'M IN LOVE TOO, L-U-V.
LUV... TOO MUCH. TOO SOON.

© 2007 Maurizio Ferrarotti. Tutti i diritti riservati.

Però quando Almodovar & McNamara apparivano semitravestiti sul palco de La Edad de Oro, o Stiv Bators, il cantante dei Lords Of The New Church, si abbassava i pantaloni e bloccava il suo membro tra le cosce simulando d’essere una donna, allora la reazione non si faceva attendere.


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