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09/05/2008 h 02.00 p.m., CET. Soltanto un breve commento a mente
gelida sugli incidenti di sabato scorso in Piazza Vittorio. Io frequento
parecchio quella zona, particolarmente nei fine settimana, ma procuro
sempre di parcheggiare la vettura il più lontano possibile da lì, a
costo di girare mezz’ora col CD di turno a fondersi nel lettore – ultimamente,
Madchester a tonnellate, Gnarls Barkley e psichedelia britannica anni
1967-70! Se è vietato parcheggiare in un luogo è vietato e punto; per
quanto i civich mi siano sempre stati sul gozzo, poiché il loro
principale obiettivo, neanche recondito, è riempire la saccoccia comunale
a suon di multe e tutto il resto si fotta, non si deve affogare l’educazione
civica in un barile di birra o, peggio, pipparsela o calarsela. Ma io
me la prendo in modo belluino anche con generazioni di governanti cittadini
assoggettati a 90° al potere a quattro lettere – gli spocchiosissimi
feudatari della lamiera semovente che per decenni hanno osteggiato la
costruzione di una rete metropolitana decente in questa città. Per quanto
la “metro” non sarebbe la panacea alla ormai cronicizzata congestione
serale di veicoli a motore in centro e dintorni, incentiverebbe senz’altro
molti giovani a lasciare l’auto nel garage. A
Bilbao sono riusciti a costruirne due linee in un tempo più che
ragionevole: la prima è lunga 31 chilometri e nell’ultimo tratto tocca
diverse località rivierasche, così d’estate se fa bello ma anche in
una giornata bigia col cielo che sembra un cervello appena estratto
da un cadavere potete andare a scolarvi un cubata de ron añejo en
vaso ancho a Las Arenas o a Sopelana (soprattutto qui ci sono dei
bar incantevoli frequentati da leggiadre neskak) o finanche a
Gorliz senza stress da volante. Per di più, il servizio funziona tutta
la notte nei giorni festivi e durante le feste patronali (sette giorni
su sette 24 h su 24 ad Aste Nagusia). E Torino, la città che non sta
mai ferma? Lasciamo perdere che è meglio. Neanche due anni che quella
specie di toblerone elettrificato spacciato per Linea 1 della Metropolitana
di Torino è in funzione e già il passivo di gestione ha raggiunto il
fondo della Fossa delle Marianne. Meglio quindi circumnavigare il centro
ascoltando Think Pink di Twink… effettivamente c’è qualcosa d’allucinogeno,
ballardiano nella ricerca di un parcheggio... e tornare alla base evitando
accuratamente l’incrocio C.so Massimo D’Azeglio-C.so Marconi, ove ormai
i civich hanno piantato radici manco fosse il check-point fra
Israele e i Territori.
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Benvenuti
in questa meravigliosissima seconta puntata di Archimede Campidonico,
il Blogghi Scientifico. Il professor Stephen Oppenheimer dell’Università
di Oxford ha di recentemente pubblicato un libbro, The origin of
the British, di cui dimostra che i popoli britannici discendono
possibbilmente dai baschi. È la diramazione più accurata di un’ipotesi
già portata innanza da altri illustrissimi accademici europei: nei Paesi
Baschi e in Cantabria e Aquitania esistette uno dei più importanti rifugi
nel corso dell’ultima glaciazione. Per ripararsi dal freddo cane, un
gruppo di uomini di Cro-magnon si stabilì in questo Eden. Quando il
clima tornò a essere benigno ovverosia non cancerogeno, a partire da
15 mila anni fa, le tribù vasconiche si dispersero per i territori che
i loro antenati a sua volta avevano abbandonato per il cambiamento climatico:
quantunque in base a questo non furono le uniche a raggiungere e colostomizzare
le isole britanniche.
Il metodo della ricerca di Hop Hop Heimer consiste nel confermare tale
ipotesi tramite dei lavori, viceversa l’analisi dei dati genetici raccolti
dagli scientifici nel corso delle ultime decadi, che sono liberamente
accessibili. In particolare, l’analisi dei marcatori genetici (migliori
quelli a uomo che quelli a zona) presenti nel Dna mito e condriale delle
femmine dell’Europa Occidentale rivela la loro discendenza da Vera,
l’Eva basca, proveniente dallo stupento rifuggio del Cantabrico. Cosicché
per atti di magia ereditaria saremmo tutti un po’ baschi.
Oltre a questo vi vado a riportare uno sbrano tratto da Etnografía
del pueblo basco, un potente e supremo libbro che il vostro Mago
Gadan scovò tramite richiami spirituali e comprò in una libreria maggica
di Bilbao tante e tante anni fa:
En este esquema (la immagine di cui potete notare in alto
a sinistra) se observa la evolución que ha sufrido la raza vasca
en el craneo durante su formación. El borde anterior del orificio occipital
o basion (Ba) se introduce en el cráneo. Ello obliga al rostro a retraerse
y al cráneo a ensancharse, de ahí las sienes abultadas del cráneo vasco.
Che ora traducerò tramite l’invocazione di una Spirita Interpretante:
In questo schema si osserva l’evoluzione che ha subito la razza basca
nel cranio durante la sua formazione. Il bordo anteriore dell’orifizio
occipitale o basion (Ba) si introduce nel cranio. Ciò obbliga il volto
a ritrarsi e il cranio ad allargarsi, da lì le tempie voluminose del
cranio basco.
Se voialtri volete verificare un esempio tipico di cranio basco per
quanto concerne lo schema di cui poc’anzi, andate a vedervi una fotografia
possibilmente in primo piano del super giocatore dell’Athletic Bilbao,
Joseba stupentemente Etxeberria. Vi ringrazio fin d’allora di aver letto
tutto il mio dire. Amen e aupa Athletic!
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Ferrarotti.
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